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Stemperata la polemica (almeno un po’), la
controreplica del direttivo del Sociale arriva sei giorni dopo. Talmente
secca da esaurirsi in poche righe: “In merito all’articolo pubblicato
in data 1 luglio 2010 e alle dichiarazioni del signor Carlo Pesta, pare
doverosa la corretta ricostruzione della verità storica”, scrive il
presidente dei palchettisti, Guido Benedini. Chiedendo che venga
pubblicata integralmente la lettera a firma dello stesso Pesta,
indirizzata al condominio del Sociale in data 31 maggio 2010. Ecco il
testo: “Gentile Presidente, facendo seguito all’incontro del 27 maggio
u.s. e relativi accordi intercorsi, formalizzo con la presente che la
Fondazione Arteatro terminerà la gestione del Teatro Sociale in data 30
giugno 2010.
Si sottolinea che con il decadimento del contratto di gestione si
interrompono, di conseguenza, anche il contratto di organizzazione lirica
per conto del Condominio Teatro Sociale e relativo servizio di tesoreria.
Resta intesa la massima disponibilità per un incontro in tempi brevi per
trovare un nuovo accordo per la realizzazione della stagione lirica 2010
che soddisfi entrambe le parti. Sarà cura del Condominio, direttamente o
indirettamente, la messa a disposizione dei fondi necessari secondo il
proprio bilancio preventivo. La Fondazione Arteatro tra il 15 e 30 giugno
p.v. provvederà allo sgombero di tutte le proprie attrezzature e procederà
con le disdette delle utenze - o volture a nome di chi il Condominio vorrà
indicare - a partire dal 1/7/10, data in cui si provvederà anche alla
riconsegna delle chiavi del Teatro Sociale. Distinti saluti”.
Così scrive Pesta, presidente della Fondazione Arteatro, a cui il
direttivo del Sociale, con il consenso dell’assemblea, aveva affidato la
gestione del teatro per tre anni, dall’1 gennaio 2009 al 31 dicembre
2011. A confermare la notizia del ripensamento di Pesta, che cominciava già
a circolare, era stato lo stesso Benedini. A sua volta, il presidente di
Arteatro aveva replicato a stretto giro, raccontando di accordi verbali
traditi che avrebbero vanificato il suo disegno per il Sociale. Nel
dettaglio - accusava Pesta - il direttivo si sarebbe rimangiato
l’impegno a trasferire ad Arteatro la titolarità dell’attività
lirica. Negandogli anche la possibilità di recedere dal contratto senza
dover tirare fuori di tasca altri soldi.
«Era solo un’ipotesi di lavoro», risponde stizzito Benedini
rispetto alla titolarità della lirica. Ma sono davvero le ultime parole
che si concede: non vuole aggiungere altro né, assicura, alimentare la
tensione con Pesta. La temperatura dei rapporti, però, resta alta.
Rovente.
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