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Massimo Pirotti

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Massimo PirottiCritico e curatore d’arte –    https://www.facebook.com/massimo.pirotti

Sandro Gozzi, i fiabeschi dell’oblio

La mostra su Sandro Gozzi (“Sandro Gozzi, i fiabeschi codici dell’oblio”) a Mantova, curata da Giuseppe Billoni e Massimo Pirotti, è stata inaugurata il 20 settembre 2025 ed era visitabile fino al 12 ottobre 2025 presso la Casa di RigolettoSi tratta di una mostra antologica dedicata all’artista scomparso nel 2022, che espone opere della sua produzione artistica, principalmente degli anni Settanta, con un’attenzione particolare al suo mondo visionario e fiabesco. 

  • Titolo: Sandro Gozzi, i fiabeschi codici dell’oblio
  • Curatori: Giuseppe Billoni e Massimo Pirotti
  • Artista: Sandro Gozzi (1935-2022)
  • Dove: Casa di Rigoletto, Mantova
  • Quando: Inaugurata il 20 settembre 2025 e chiusa il 12 ottobre 2025
  • Contenuto:Una mostra antologica per riscoprire il percorso artistico di Gozzi, pittore di matrice fantastica, con una selezione di opere che riflettono la sua poetica fiabesca e simbolica.

 

Mauro Quetti, rituali grafici

 

Mauro Quetti si racconta

 

https://www.youtube.com/@mantonoir/videos

https://www.osservatoriomantovano.it/renzo-margonari-2/

CYCLES di Benedetta Segala

Zone fertili e trasmutazioni naturalistiche

Di Massimo Pirotti

La pittura di Benedetta Segala è pienamente intrisa di elementi che sradicano la natura nel suo aspetto più organico e intimista attraverso una vera e propria rottura epistemica che sfida i canoni della rappresentazione mimetica. Nel suo lessico evocativo, l’ambiente non viene evocato solo mediante un’apparenza fenomenica, bensì anche nella sua assenza latente, nel suo archetipo più metafisico, innestandosi come dissoluzione dell’elemento natura per ricomparire sotto forma di evocazione lirica.

L’arte della Segala è spesso intrisa di una nostalgia per la natura, intesa non come semplice paesaggio, ma come principio generatore, come forza strutturante e sotterranea. È in questa cornice che si può parlare, con accortezza filologica, di un irreale naturalistico, ovvero di una presenza della natura nel suo stato sublimato, a volte astratto fino all’invisibilità, ma non per questo annullato. Le sue opere sono come frammenti di un linguaggio pre-babelico, simboli di un mondo vegetale, animale o cosmico che si manifesta in forma di segno e colore. Qui, l’irreale naturalistico si fa cifra poetica, apparizione, reminiscenza platonica di una natura non più vincolata dalla gravità del reale.

 In questa prospettiva, il suo essere tra astrattismo e figurazione non si configura come negazione del mondo sensibile, bensì come sua trasmutazione, come tentativo di coglierne le leggi profonde e invisibili. L’irreale naturalistico diventa così una categoria estetica e filosofica in grado di spiegare come l’arte possa, paradossalmente, avvicinarsi alla natura proprio nell’atto di allontanarsene, riconfigurandola nei termini di un linguaggio puro, prelogico, e per questo ancor più radicalmente naturale.

Alcune opere richiamano la morbidezza tattile del velluto, ma anche una qualità sensoriale, quasi sinestetica, che permea l’intera composizione: tutto in questi quadri sembra vibrare di una sensualità trattenuta, impalpabile, come un sussurro visivo.

 L’effetto è quello di un incontro tra corpo e costume, tra materia e memoria, tra l’indumento e l’identità in un gioco di dissimulazione e rivelazione.

La poetica di Benedetta Segala si colloca in quella zona fertile dove l’astrazione non rinnega il mondo, ma lo reinventa in una dimensione simbolica e allusiva, evocando, più che descrivendo, l’essenza delle presenze umane e delle loro tracce.

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